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Pensare in digitale

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Con l’avvento delle nuove tecnologie e del web 2.0 sono mutati radicalmente anche i processi e le modalità per comunicare, informarsi, instaurare relazioni e fare business.

Una vera e propria rivoluzione che, oltre ai cambiamenti sociali e comunicativi, porta con sé anche un bisogno di regolamentazione, come le modalità di trattamento di protezione dei dati personali, perfezionata con il regolamento europeo 679/2016

 

Gli attori sociali maggiormente interessati a questo nuovo processo evolutivo risultano essere le aziende, pubbliche o private che siano. Non che il singolo cittadino non sia toccato da questo cambiamento, ma le imprese dovrebbero essere più sensibili per svariati motivi.  Innanzitutto, per il fatto che è cambiato il modo di approcciarsi al proprio target, con la possibilità di attuare un piano marketing personalizzato e profilato. Inoltre, il web offre altri numerosi vantaggi come l’opportunità di acquisire nuovi clienti, ascoltare il proprio pubblico nella rete, aumentare il tasso di fidelizzazione della clientela già esistente e molte altre, prima non possibili.

 

L’avvento dei social media ha soppiantato in buona parte anche il modo con cui un’azienda comunica i propri prodotti o servizi. Si è passati infatti dal mainstreaming (le modalità di fare marketing e pubblicità vecchio stampo) ad una pubblicità “su misura” in un’ottica inbound, fino ad arrivare in alcuni casi ad un processo di co-creazione tra utenti e brand. L’evoluzione fu così rapida che alcuni aspetti burocratico-legali non riuscirono ad evolversi di pari passo con le innovazioni tecnologiche, non delineando quindi chiaramente alcuni punti, fra tutti il diritto d’autore, la tutela della privacy e la protezione dei dati personali.

 

Ogni qualvolta che concediamo velocemente il consenso per l’iscrizione in qualche piattaforma social o per l’installazione di qualche app, cediamo alcune nostre informazioni, che a sua volta verranno vendute ad aziende terze, allo scopo di strutturare piani di marketing più dettagliati su ogni singolo utente. Tutto ciò non è occulto in quanto viene esplicitamente espresso nelle numerose pagine di regolamentazione presenti nella fase di pre-iscrizione. Prima del GDPR il trattamento dei dati personali non era pienamente definito, esponendo i diretti interessati a rischi riguardo la violazione della privacy e la gestione di dati personali e sensibili.

 

Oggi ogni azienda deve adeguarsi al GDPR

Con l’espressione “pensare in digitale” non ci si deve focalizzare esclusivamente nella presenza online (pensando che possa bastare essere presenti in rete per mezzo di un sito o una pagina Facebook) bensì aver compreso i processi che regolano le dinamiche del web, le potenzialità che offre, i cambiamenti psico-sociali che ne derivano, ma anche i rischi ad esso legati. Il tutto in un’ottica di trasparenza e di legalità.

Pertanto, adottare una mentalità “digitale” significa andare ben oltre il semplice fatto di approcciarsi alle nuove tecnologie di cui disponiamo. Smartphone, computer e tablet altro non sono che strumenti, ovvero i mezzi attraverso cui si sta effettuando questa innovazione.

Risulta quindi indispensabile saper gestire al meglio questo cambiamento, adattandolo anche nei confronti dell’apparato lavorativo e giurisprudenziale con l’obiettivo di disciplinarlo attraverso norme e regolamenti: ovvero sviluppare una cultura della trasformazione a 360°.

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